Posts Tagged ‘Europa’

Convegno P.A.N. e C.N.P.N.G. per la settimana senza pesticidi

25 marzo, 2014

Siamo orgogliosi di presentarvi questo convegno organizzato da PAN (Pesticide Action Network) Italia e dal CNPNG (Coordinamento nazionale pesticidi no grazie) che ringraziamo. Gli argomenti sono stati tanti e interessanti ed è stato un’incontro che a livello nazionale ha fatto emergere due importanti realtà che condividono gli stessi obbiettivi.  L’agricoltura ha bisogno di queste persone per ritrovare la sua natura, ma tutti in generale dobbiamo ripensare alle nostre azioni quotidiane, a cosa incentiviamo anche come consumatori, per salvaguardare la nostra salute e preservare la nostra terra e la nostra acqua. Le alternative ai pesticidi esistono e funzionano, un modo diverso di produrre ciò che mangiamo si può e si deve pretendere e oggi il futuro è senza alcun dubbio quello dell’agricoltura biologica. Mai come oggi abbiamo bisogno di tante piccole realtà legate al territorio, che producono principalmente per loro e per i consumatori di prossimità, dobbiamo ricreare quell’importante legame che si è perso fra contadino e consumatore perchè l’uno ha bisogno dell’altro. Argomenti affrontati (E’ possibile cliccare sui titoli per saltare ai singoli interventi) :

Annunci

Pesticidi e salute, qualità del cibo necessità del biologico.

17 aprile, 2011

Abbiamo partecipato come gruppo a una bellissima conferenza, dove si è parlato di come quello che mangiamo influenzi la nostra salute. la serata è stata organizzata dal gruppo Terra Viva che ringraziamo per le preziose informazioni che ci ha fornito e che abbiamo voluto condividere nel nostro blog. La cosa che mi è rimasta più impressa è stata sicuramente  l’introduzione della dottoressa Gentilini che ci ha parlato di quanto i residui dei pesticidi che troviamo in tutto quello che mangiamo, possano provocare a lungo andare tutta una serie di patologie fra cui anche il cancro. Ma interessantissimo è stato anche conoscere che ci sono delle tecniche illustrate dal ricercatore Daniele Degl’Innocenti dell’università di Verona, che permettono di vedere chiaramente, quanto una agricoltura di qualità  e quindi priva di pesticidi possa aiutare la nostra salute. Per non parlare del gran finale dove Luisa Mattedi agronoma di San Michele All’Adige ha brevemente introdotto le nuove tecniche utilizzate per sostituire i veleni che vengono usati.

p.s. L’Europa ce lo impone a partire dal 1° gennaio 2014 dovranno essere applicati solamente sistemi di protezione integrata delle colture oltre, ovviamente, al metodo di produzione biologico.

Simone Bernabè.

Villafranca ed i finanziamenti europei: un’occasione persa

4 ottobre, 2010

Durante il consiglio comunale della settimana scorsa abbiamo appreso che Villafranca, insieme con i comuni di Sona, Valeggio, Sommacampagna e Bussolengo, stanno partecipando, attraverso la Regione, ad un bando europeo per ricevere finanziamenti di progetti per la promozione del nostro territorio attraverso la creazione di piste ciclabili e aree verdi, percorsi enogastronomici, promozione del turismo, sistemazione e manutenzione degli edifici di pregio architettonico e artistico.

La domanda preliminare il progetto, è già stata accolta dalla regione. La somma che arriverà come finanziamento, una volta vinto il bando, sarà per il nostro Comune di 400.000 euro (1.2 milioni in totale). Il finanziamento dei progetti sarà parziale, con una percentuale a carico del Comune a seconda del tipo di progetto: 25% per restauri, 30% per percorsi cicloturistici, 50% per promozione turistica.

Il tecnico consultente che sta curando la stesura dei progetti, illustrando il suo lavoro, ha raccontato che, tra gli ambiti a disposizione per ricevere i finanziamenti, c’era la possibilità di scegliere anche il  risparmio energetico e le fonti rinnovabili. L’assessore Adami, sentento salire dal pubblico il rumore di disappunto per l’esclusione di tale tema nelle scelte fatte dai politici dei 5 comuni, ha tentato di spiegare che si potevano fare poche cose con quei finanziamenti nel campo del risparmio energetico e che quindi hanno preferito la promozione turistica.

Caro assessore Adami e sindaco Faccioli, purtroppo abbiamo capito bene la limitatezza della politica che queste amministrazioni riscono a mettere in campo. Dopo aver perso più di tre anni per decidere di attivare il porta a porta per la gestione dei rifiuti a Villafranca, ora siamo a rivendicare tre anni di richieste ed offerta di disponibilità a collaborare alla stesura di un piano energetico comunale (PEC), necessario per far decollare anche nel nostro territorio una responsabilità diretta nella sfida mondiale per il superamento dell’energia di origine fossile.

Per non parlare della necessità di ripensare al modo con il quale facciamo agricoltura nei nostri territori: in un periodo nel quale l’agricoltura è in perenne sofferenza e alla ricerca di nuovi modelli (vedi filiera corta e minor impatto inquinante sull’ambiente per evitare altri casi atrazina e nitrati nei nostri rubinetti), non si vedono iniziative che, oltre a valorizzare i nostri prodotti come la pesca, cerchino di dare un impulso verso una decisa conversione al biologico. Se si volesse davvero, potremo trasformare tutta la produzione italiana in biologico, oggi!

E invece si continua a scegliere il profilo basso, il continuo rimando a enti superiori che devono decidere per noi mentre oramai è chiaro che i cittadini e i loro amministratori saranno sempre più responsabili diretti del proprio territorio sia in termini di tutela che di modello di sviluppo.

Ci riempiamo tanto la bocca di parole come “federalismo” e “autonomia”, per poi ridurci a scegliere i seppur favolosi  tortellini, sfogliatine e vino Custozza invece di politiche di risparmio energetico negli edifici, sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili, riduzione impatto sull’ambiente del mondo agricolo!

L’ennesima brutta pagina di questa politica incapace di reagire alle sfide del nostro tempo. Siamo convinti che si possa fare di meglio, magari prendendo spunto dai Comuni Virtuosi!

PS: proviamo a recuperare un qualche senso nell’usare questi soldi pubblici? Rilanciamo il concetto di valorizzazione del territorio e della vocazione turistica attivando la copertura WIFI nei 5 comuni per garantire accesso ad internet gratuito a cittadini e turisti. Esiste il progetto Guglielmo, molto ben implementato dal Comune di Verona grazie all’assessore Di Dio e attivato nei comune di Sommacampagna e Peschiera.

Simone Bernabè e Carlo Reggiani

Progettiamo l’immobilità a Villafranca

19 gennaio, 2010

In questi giorni ho letto un articolo che mi ha fatto molto riflettere; ve lo ripropogo e vi chiedo:
Cosa vuol dire oggi riprogettare la mobilità per la nostra città?

La Grezzanella sarà una bretellina che devierà il traffico di attraversamento del nostro territorio su un fianco di Villafranca, evitando il centro storico. Proviamo a chiederci se quest’opera sarà la soluzione per la mobilità della Villafranca del futuro (il progetto della Grezzanella risale a più di 15 anni fa).
Quando si parla di mobilità e vivibilità urbana, o più in generale di intervenire sulla mobilità per migliorare la qualità della vita, bisogna stare attenti a non cadere in quello che possiamo definire i “paradossi della mobilità”.
Il primo paradosso (è squisitamente tecnico-fisico ed ha a che fare col principio fisico della incomprimibilità dei corpi) nasce dalla diffusa convinzione che per aumentare l’efficienza della mobilità, e diminuire il traffico veicolare, sia sufficiente aumentare il numero delle strade e/o le loro dimensioni. L’effetto che si ottiene è in genere esattamente il contrario. Basta osservare una qualsiasi strada o autostrada nelle ore di punta per constatare che non c’è strada, superstrada, terza o quarta corsia che sia in grado di smaltire volumi di traffico privi di controllo.
La possibilità di raggiungere rapidamente luoghi molto lontani fra loro, se apparentemente sembra corrispondere al massimo della libertà e delle opportunità disponibili, in realtà è la premessa alla perdita di coesione sociale delle comunità e di qualità ambientale dei luoghi.
Pensiamo al comparto della vendita al dettaglio e della distribuzione: “la diffusione dei grandi magazzini ha fatto sparire il 17 % delle panetterie (17.800) e l’84% delle salumerie (73.800) e il 43% dei negozi di casalinghi (4.300). Quello che è scomparso è una parte importante della sostanza stessa della vita locale, con il corrispondente disfacimento del tessuto sociale.” E non esistono giustificazioni ne’ di ordine economico che occupazionale: “un posto di lavoro precario creato dalla grande distribuzione distrugge cinque posti di lavoro stabili nel commercio di prossimità” (S.Latouche. Breve trattato della decrescita serena.)
E qual è la dinamica di questo processo? Il sabato mattina ci allontaniamo in auto dalle attività commerciali del nostro quartiere, verso i centri commerciali in periferia, dove, insieme a migliaia di sconosciuti, in maniera anonima ed impersonale, facciamo i nostri acquisti. Quindi, sempre in auto, torniamo alle nostre residenze, stupendoci, magari, dello stato di abbandono delle strade, dell’assenza di spazi comuni di incontro e di punti di
aggregazione.
Più ci muoviamo, più lo facciamo spesso e rapidamente, e più lasciamo sguarnito il nostro territorio ed allentiamo i legami con esso. Non siete convinti? Parliamo allora di agricoltura, rapporto città-campagna.
“Negli anni settanta si diceva che le strade costruite per il benessere dei contadini e per rendere meno marginali le zone rurali, sarebbero state utilizzate dall’ultimo degli agricoltori per andare in città e dal primo cittadino per costruire la propria casa di campagna nella masseria appena liberata.” Guardando oggi le periferie delle nostre città e lo stato di abbandono delle nostre campagne, siamo ancora convinti che una sempre più efficiente rete viaria sia necessariamente un elemento di avvicinamento fra le persone?
Non ci credete ancora? Lo so. Sembra incredibile. 150 anni di progresso. Pubblicità di auto che corrono a 200 km. all’ora in campagne verdeggianti. Millemiglia. Granpremi di F1. Record dell’ora ed Olimpiadi, ci hanno convinto che veloce è meglio. Che gli altri vanno lasciati indietro. Che chi va lento, o peggio sta fermo, è un perdente. E quindi via!
Tutti di corsa!
L’apoteosi si raggiunge col turismo di massa. La legittima curiosità e la scoperta culturale sono state trasformate dall’industria turistica in consumo mercificato dell’ambiente, della cultura e del tessuto sociale dei paesi “obiettivo”, in base all’assunto: “sempre più lontano, sempre più in fretta, sempre più spesso (e sempre più a buon mercato)”.
E ancora una volta il facile accesso alla mobilità è il motore del sistema.
La soluzione? E’ il banale l’elogio della lentezza. Percorrere il proprio territorio a piedi o in bicicletta, per conoscerlo, apprezzarlo, valorizzarlo e, se occorre, difenderlo. “Una volta mettersi in viaggio era un’avventura piena di imprevisti, per la maggior parte del tempo si restava nel luogo natale e non necessariamente per mancanza di immaginazione”.
Solo chi conosce ed apprezza il proprio territorio è poi disposto a difenderlo da un incendio, dalla speculazione edilizia, da un inceneritore o da qualche altra “grande opera”.
Gli altri, i turisti, al primo problema, alla prima difficoltà, fanno presto, accendono il motore della propria auto, ingranano la marcia e vanno in un altro posto.
Finchè ci sarà un altro posto dove poter andare!
Genova, dicembre 2009.
Arch. Alberto Ariccio
(Circolo MDF Genova)
Avete letto? E adesso proviamo a pensare perchè, quando abbiamo problemi di traffico, la prima cosa a cui pensiamo è sempre e semplicemente creiamo nuove strade?
Da un sindaco facente parte del consiglio di amministrazione di ATV ci aspettiamo molto di più, visto che ci sono degli studi che dimostrano il contrario e considerato anche quanti anni sono passati per poter iniziare a costruire questa tanto acclamata strada, la domanda che mi faccio da tempo è:  potevamo in qualche altro modo, ridurre il traffico, utilizzando i soldi che sono stati spesi per la Grezzanella in maniera migliore? Esistono altre soluzioni per diminuire l’inquinamento dell’aria?
Sull’Arena è uscito un articolo sulle strade di Villafranca: realizzare strade nuove vuol dire spendere tanti soldi pubblici, ma vuol dire anche creare spese fisse per il bilancio di comune/provincia/regione e quindi per le tasche del cittadino. Ma allora come mai non riusciamo ad utilizzare anche qualche investimento per migliorare i trasporti pubblici in maniera più efficiente e funzionale, valorizzando e incentivando altre forme di spostamento delle persone oltre all’auto privata? Perchè non investiamo anche in isole pedonali, piste ciclabili, centri storici a traffico limitato, mezzi pubblici ecologici (elettrici/metano), metropolitana leggera (riutizzando vecchi tratti della ferrovia)?
L’Europa ha gia bocciato il piano della regione Veneto, cosa stiamo aspettando ad attuare qualcosa di significativo per ridurre l’inquinamento nell’aria?
Possono i cittadini pagare sempre prima in salute e poi economicamente per questo continuo scarico di resposabilità fra coloro che dovrebbero occuparsene?
Vi lascio il link del dossier di Legambiente: Mal’aria 2010.

Simone Bernabè


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: