Archive for the ‘Progetti’ Category

L’uomo che piantava gli alberi

6 dicembre, 2011

NON PERDETEVI LA SERATA ORGANIZZATA DAGLI AMICI DI ISOLA DELLA SCALA

“Patto dei sindaci” per il nostro futuro: Villafranca cosa vuole fare?

3 febbraio, 2011

AGGIORNAMENTO (13/03/2011): Dopo aver ascoltato la risposta del sindaco Faccioli alla nostra domanda (“Ora i nostri uffici sono tutti impegnati per la partenza del Porta a Porta in tutto il territorio comunale. Concluso questo progetto aderiremo al Patto dei Sindaci”), un drappello di una ventina di comuni della nostra provincia stanno proponendo progetti in Europa per avere i finanziamenti. I nostri vicini bresciani partono in grave ritardo ma con altri numeri: 206 municipi della provincia di Brescia scendono in campo con l’aiuto di una banca per supportare la fase di preparazione dei progetti. Speriamo che resti qualche briciola anche per noi, in Europa 😦

 

Al Signor Presidente del Consiglio Comunale
del Comune di Villafranca (VR)

e  p.c.    Al Signor Sindaco del Comune di Villafranca

 

Villafranca, 31 Gennaio 2011

 

Oggetto: Domanda di attualità al Presidente del Consiglio Comunale (art. 21 dello Statuto comunale, art. 47 Regolamento) circa l’adesione al documento “Il patto dei Sindaci” al fine di ridurre le emissione di CO2 nell’atmosfera

I sottoscritti cittadini di Villafranca,

Premesso

  • che il 29 Gennaio 2008, nell’ambito della seconda edizione della Settimana europea dell’energia sostenibile, la Commissione Europea ha lanciato il Patto dei Sindaci (Covenant of Mayors), un’iniziativa per coinvolgere attivamente le città europee nel percorso verso la sostenibilità energetica ed ambientale che impegna le città europee, su base volontaria, a predisporre un “Piano di Azione” vincolante con l’obiettivo di ridurre di oltre il 20% le proprie emissioni di gas serra attraverso politiche e misure locali che aumentino il ricorso alle fonti di energia rinnovabile, che migliorino l’efficienza energetica e attuino programmi ad hoc sul risparmio energetico e l’uso razionale dell’energia

NOI, SINDACI, CIIMPEGNAM

  • che il testo del Patto dei Sindaci, scaricabile dal sito UE http://www.eumayors.eu/mm/staging/library/com_lt_lang/docs/Texte_Convention_IT.pdf consta di una premessa, un impegno dei Sindaci  “ad andare oltre gli obiettivi fissati per l’UE al 2020, riducendo le emissioni di CO2 nelle rispettive città di oltre il 20% attraverso l’attuazione di un Piano di Azione per l’Energia Sostenibile, a preparare un inventario base delle emissioni (baseline) come punto di partenza per il Piano di Azione per l’Energia Sostenibile; a presentare il Piano di Azione per l’Energia Sostenibile; ad adattare le strutture della città, inclusa l’allocazione di adeguate risorse umane, al fi ne di perseguire le azioni necessarie; a mobilitare la società civile nelle nostre aree geografi che al fi ne di sviluppare, insieme a loro, il Piano di Azione che indichi le politiche e misure da attuare per raggiungere gli obiettivi del Piano stesso, a diffondere il messaggio del Patto nelle sedi appropriate e, in particolare, ad incoraggiare gli altri Sindaci ad aderire al Patto”
  • che notizie recenti di stampa (L’Arena del 27/01/2011) informano che “la Provincia di Verona è tra le prime in Italia ad essere diventata “struttura di supporto” dell’Ue (…) col compito  di coordinamento delle azioni sul territorio per condividere le singole esperienze e fungere da raccordo tra la Ue ed i Comuni per facilitare i percorsi”
  • Che ben 27 Comuni della Provincia di Verona hanno già aderito al Patto dei Sindaci denominato “20x20x20” e che altri sono in procinto di farlo

Chiedono

Se il Consiglio Comunale è disponibile a sollecitare il Sindaco e la Giunta Comunale ad aderire al “Patto dei Sindaci” illustrato in premessa e ad adottare gli atti formali conseguenti, avvalendosi del supporto degli Uffici della Provincia di Verona predisposti per questo compito.

Cordialmente

Mondini Ivo
Reggiani Carlo
Bernabè Simone

Progettiamo l’immobilità a Villafranca

19 gennaio, 2010

In questi giorni ho letto un articolo che mi ha fatto molto riflettere; ve lo ripropogo e vi chiedo:
Cosa vuol dire oggi riprogettare la mobilità per la nostra città?

La Grezzanella sarà una bretellina che devierà il traffico di attraversamento del nostro territorio su un fianco di Villafranca, evitando il centro storico. Proviamo a chiederci se quest’opera sarà la soluzione per la mobilità della Villafranca del futuro (il progetto della Grezzanella risale a più di 15 anni fa).
Quando si parla di mobilità e vivibilità urbana, o più in generale di intervenire sulla mobilità per migliorare la qualità della vita, bisogna stare attenti a non cadere in quello che possiamo definire i “paradossi della mobilità”.
Il primo paradosso (è squisitamente tecnico-fisico ed ha a che fare col principio fisico della incomprimibilità dei corpi) nasce dalla diffusa convinzione che per aumentare l’efficienza della mobilità, e diminuire il traffico veicolare, sia sufficiente aumentare il numero delle strade e/o le loro dimensioni. L’effetto che si ottiene è in genere esattamente il contrario. Basta osservare una qualsiasi strada o autostrada nelle ore di punta per constatare che non c’è strada, superstrada, terza o quarta corsia che sia in grado di smaltire volumi di traffico privi di controllo.
La possibilità di raggiungere rapidamente luoghi molto lontani fra loro, se apparentemente sembra corrispondere al massimo della libertà e delle opportunità disponibili, in realtà è la premessa alla perdita di coesione sociale delle comunità e di qualità ambientale dei luoghi.
Pensiamo al comparto della vendita al dettaglio e della distribuzione: “la diffusione dei grandi magazzini ha fatto sparire il 17 % delle panetterie (17.800) e l’84% delle salumerie (73.800) e il 43% dei negozi di casalinghi (4.300). Quello che è scomparso è una parte importante della sostanza stessa della vita locale, con il corrispondente disfacimento del tessuto sociale.” E non esistono giustificazioni ne’ di ordine economico che occupazionale: “un posto di lavoro precario creato dalla grande distribuzione distrugge cinque posti di lavoro stabili nel commercio di prossimità” (S.Latouche. Breve trattato della decrescita serena.)
E qual è la dinamica di questo processo? Il sabato mattina ci allontaniamo in auto dalle attività commerciali del nostro quartiere, verso i centri commerciali in periferia, dove, insieme a migliaia di sconosciuti, in maniera anonima ed impersonale, facciamo i nostri acquisti. Quindi, sempre in auto, torniamo alle nostre residenze, stupendoci, magari, dello stato di abbandono delle strade, dell’assenza di spazi comuni di incontro e di punti di
aggregazione.
Più ci muoviamo, più lo facciamo spesso e rapidamente, e più lasciamo sguarnito il nostro territorio ed allentiamo i legami con esso. Non siete convinti? Parliamo allora di agricoltura, rapporto città-campagna.
“Negli anni settanta si diceva che le strade costruite per il benessere dei contadini e per rendere meno marginali le zone rurali, sarebbero state utilizzate dall’ultimo degli agricoltori per andare in città e dal primo cittadino per costruire la propria casa di campagna nella masseria appena liberata.” Guardando oggi le periferie delle nostre città e lo stato di abbandono delle nostre campagne, siamo ancora convinti che una sempre più efficiente rete viaria sia necessariamente un elemento di avvicinamento fra le persone?
Non ci credete ancora? Lo so. Sembra incredibile. 150 anni di progresso. Pubblicità di auto che corrono a 200 km. all’ora in campagne verdeggianti. Millemiglia. Granpremi di F1. Record dell’ora ed Olimpiadi, ci hanno convinto che veloce è meglio. Che gli altri vanno lasciati indietro. Che chi va lento, o peggio sta fermo, è un perdente. E quindi via!
Tutti di corsa!
L’apoteosi si raggiunge col turismo di massa. La legittima curiosità e la scoperta culturale sono state trasformate dall’industria turistica in consumo mercificato dell’ambiente, della cultura e del tessuto sociale dei paesi “obiettivo”, in base all’assunto: “sempre più lontano, sempre più in fretta, sempre più spesso (e sempre più a buon mercato)”.
E ancora una volta il facile accesso alla mobilità è il motore del sistema.
La soluzione? E’ il banale l’elogio della lentezza. Percorrere il proprio territorio a piedi o in bicicletta, per conoscerlo, apprezzarlo, valorizzarlo e, se occorre, difenderlo. “Una volta mettersi in viaggio era un’avventura piena di imprevisti, per la maggior parte del tempo si restava nel luogo natale e non necessariamente per mancanza di immaginazione”.
Solo chi conosce ed apprezza il proprio territorio è poi disposto a difenderlo da un incendio, dalla speculazione edilizia, da un inceneritore o da qualche altra “grande opera”.
Gli altri, i turisti, al primo problema, alla prima difficoltà, fanno presto, accendono il motore della propria auto, ingranano la marcia e vanno in un altro posto.
Finchè ci sarà un altro posto dove poter andare!
Genova, dicembre 2009.
Arch. Alberto Ariccio
(Circolo MDF Genova)
Avete letto? E adesso proviamo a pensare perchè, quando abbiamo problemi di traffico, la prima cosa a cui pensiamo è sempre e semplicemente creiamo nuove strade?
Da un sindaco facente parte del consiglio di amministrazione di ATV ci aspettiamo molto di più, visto che ci sono degli studi che dimostrano il contrario e considerato anche quanti anni sono passati per poter iniziare a costruire questa tanto acclamata strada, la domanda che mi faccio da tempo è:  potevamo in qualche altro modo, ridurre il traffico, utilizzando i soldi che sono stati spesi per la Grezzanella in maniera migliore? Esistono altre soluzioni per diminuire l’inquinamento dell’aria?
Sull’Arena è uscito un articolo sulle strade di Villafranca: realizzare strade nuove vuol dire spendere tanti soldi pubblici, ma vuol dire anche creare spese fisse per il bilancio di comune/provincia/regione e quindi per le tasche del cittadino. Ma allora come mai non riusciamo ad utilizzare anche qualche investimento per migliorare i trasporti pubblici in maniera più efficiente e funzionale, valorizzando e incentivando altre forme di spostamento delle persone oltre all’auto privata? Perchè non investiamo anche in isole pedonali, piste ciclabili, centri storici a traffico limitato, mezzi pubblici ecologici (elettrici/metano), metropolitana leggera (riutizzando vecchi tratti della ferrovia)?
L’Europa ha gia bocciato il piano della regione Veneto, cosa stiamo aspettando ad attuare qualcosa di significativo per ridurre l’inquinamento nell’aria?
Possono i cittadini pagare sempre prima in salute e poi economicamente per questo continuo scarico di resposabilità fra coloro che dovrebbero occuparsene?
Vi lascio il link del dossier di Legambiente: Mal’aria 2010.

Simone Bernabè


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