Dopo aeroporto e 2 autostrade, a Villafranca anche la TAV?

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Il mese di agosto si avvicina portando con se tanta voglia di ferie, ma anche, come oramai siamo abituati da qualche anno (vedi Motorcity), tante belle sorprese.

Mentre il nostro sindaco sbatte i pugni sul tavolo e abbandona la conferenza dei servizi a Venezia convocata per trovare una soluzione per l’apertura del primo stralcio della Grezzanella, ecco un altro tavolo che si apre per una nuova infrastruttura che potrebbe tagliare a metà il nostro territorio: la TAV Milano – Venezia.

Pensando alle disastrose gestioni di tematiche come Ospedale (siamo penso gli unici cittadini in Italia a potersi vantare di sale operatorie in container provenienti da aree di guerra), Aeroporto (solo noi abbiamo chiesto le dimissioni del consigliere comunale ed ex cda Catullo Pennacchia dopo aver ascoltato in tv la sua illuminata strategia a favore del territorio basata su assunzioni clientelari), Autostrade (abbiamo appena assistito ad uno scandaloso balletto della maggioranza sul casello A22 a Dossobuono, con una repentina uscita giustificabile solo per squallidi fini elettorali) tremano i polsi pensando che domani mattina (23/7/2012) a Desenzano si aprirà un un tavolo per mettere a punto una proposta di progetto per la linea ferroviaria ad alta velocità.

Leggendo l’articolo della Gazzetta di Mantova questa proposta di tracciato, studiato per tutelare l’alto Mincio e risolvere il passaggio vicino al Lago di Garda, farebbe entrare il tracciato dal mantovano nel veronese proprio nel nostro territorio.

Buone ferie a tutti.

TAV, rispunta il tracciato mantovano 

Lunedì a Desenzano il vertice per discutere il corridoio alternativo al Basso Garda. Il Governo: valutazione aperta

di Francesco Romani

Un treno Frecciarossa

CASTIGLIONE. Lo chiede la provincia di Brescia ed ora anche il Comune di Desenzano che ha chiamato a raccolta gli altri sindaci del tracciato ad un tavolo tecnico per fare fronte unico. La proposta da discutere: la linea ferroviaria ad Alta velocità, la Tav fra Brescia e Verona non deve passare sullo stretto fronte gardesano, così come prevede il progetto preliminare approvato, ma aggirando a sud le colline moreniche, attraversare il Mantovano in una linea fra Medole e Roverbella per entrare nel Veronese all’altezza di Villafranca. Una proposta già lanciata dal Parco per le colline moreniche anni fa e che sembrava caduta nel nulla, ma che ora sarà dibattuta ufficialmente dopo che il Governo ha accolto una risoluzione impegnandosi a verificare la possibilità di studiare alternative all’attuale tracciato e che la Provincia di Brescia ha valutato positivamente lo spostamento a sud dell’arco morenico dei binari. Contrario il consigliere provinciale di Sel Franco Tiana che dice: «La Tav non va fatta né nel Mantovano, né sul Garda». Ma quali sono i motivi dello spostamento a sud? Almeno quattro secondo il nascente, ma già l’agguerrito fronte bresciano.

Costo inferiore

Sui 48 km di percorso tra Brescia e Verona, 14 sarebbero in galleria, con costi almeno 10 volte superiori rispetto allo stesso percorso in rilevato o in trincea nel Mantovano. Costi difficilmente sostenibili in periodo di crisi economica, a cui si aggiunge un terreno geologicamente interessato da un sistema di acque sotterranee di cui non si conoscono precisamente consistenza e diffusione. Gli esempi? La galleria San Zeno di Lonato, spesso allagata, o la scelta di non fare tunnel sulla A4. Proprio perché l’interruzione della citata rete idrica sotterranea potrebbe provocare conseguenze inimmaginabili.

I vigneti di pregio

Non meno importante la parte che più si riferisce al territorio ‘visibile’, dai centinaia di ettari di terreni a vigne pregiate che con un progetto simile sono destinati a scomparire fino all’impatto economico negativo derivato dagli espropri o dalla vasta cantieristica. In Lugana vi sono più di mille ettari di terreno coltivato, di vigneti, un territorio con coltivazioni specializzate e proprio per questo da preservare. Con un importante ritorno per l’economia locale, confermato da un costante trend di crescita che si incrementerà anche nei prossimi anni.

La durata dei cantieri

I dati tecnici ad oggi disponibili confermano sia la durata media dei cantieri (da 5 a 10 anni) e la dimensione media dell’area stessa del cantiere, valutabile fino a 200 metri di larghezza mette di fronte la zona a un progetto che sconvolgerebbe interamente un territorio e tutta la sua determinata fisionomia, un territorio di chiara vocazione turistica e che subirebbe un considerevole impatto negativo . Il Mantovano verrebbe separato dall’area Gardesana per un lungo periodo. L’area dell’Alta Velocità affiancata all’A 4 a cantiere chiuso dovrebbe essere compresa tra i 20 e i 30 metri: questo significherebbe buttare giù tutti i ponti, rifare tutti i viadotti. Verrebbe sconvolto tutto il sistema viario e dunque anche turistico con un danno d’immagine ed economico impossibile da quantificare.

I beni archeologici e storici

Il tracciato approvato della Tav passa a un soffio dall’area del Lavagnone, che oggi è inserita come sito Unesco nel Patrimonio mondiale dell’Umanità per le sue palafitte lacustri

«Sia il Comitato per il Parco delle Colline Moreniche che il Consorzio del Lugana, assieme ad altre realtà come il Consorzio Garda Hill, hanno studiato alternative – ha detto poi lo studioso Vittorio Messori al Corriere – non velleitarie ma proposte da tecnici. Si tratterebbe, cioè, di un modesto spostamento a Sud del tracciato, sì che passi non attraverso i colli ma nella pianura, dove i terreni sono assai meno pregiati, dove non ci sono eccellenze da difendere. Sarebbero (dicono i promotori della variante) alcuni chilometri in più, ma, paradossalmente, con un notevole risparmio».

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