Dove cuciniamo i nostri cibi?

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Dopo tanti post sul biologico e sull’importanza di mangiare sano, mi vorrei soffermare oggi, su un’altro aspetto altrettanto importante: dove cuciniamo i nostri cibi?

Molte delle pentole che usiamo più spesso, perdono piano a piano lo strato antiaderente, e ciò mi ha indotto a pensare:  Dove va a finire la parte che per graffi, per l’usura, per i continui lavaggi ad alte temperature e magari con aggressivi chimici non vedo più nel fondo?

Il fatto che quella parte si sia piano a piano consumata, finendo magari in quello che mangiamo, non è molto confortante, cosi mi sono deciso ad investire qualche euro in più, per quella che ritengo una delle cose importanti del quotidiano: l’alimentazione.

Non ascoltando il detto: “Quel che no strangola ingrassa”, ho iniziato ad informarmi, su quale poteva essere il prodotto che ha il miglior rapporto qualità/prezzo. Visitando alcuni negozi e navigando su internet, mi sono fatto una cultura sul tipo di pentole che si possono usare, tra cui anche l’antiaderente. Il materiale che permette questa caratteristica è il Teflon, un tipo di plastica resistente alle alte temperature 200° e oltre, che viene trattato con un tensioattivo chiamato PFOA. Fin qui niente di strano, se non ché l’EPA (Enviromental Protection Agency) ha accusato nel 2006 la DU-PONT (nota azienda chimica prima a produrre il Teflon) di aver nascosto le informazioni riguardanti gli effetti tossici del PFOA sulla salute e sull’ambiente, imponendo di ridurre le emissioni del 95% entro il 2010 e la cessazione entro il 2015.

Allora mi sono chiesto, indipendentemente dal fatto che queste pentole ad alta temperatura possano o meno rilasciare questo tipo di sostanze (che non è poco), ma in Italia abbiamo industrie che emettono questo tipo di sostanze per fare pentolame e quant’altro? A quali rischi sono esposte le persone che vivono nei dintorni di queste aziende? Quali valori sono stati  riscontrati nelle immediate vicinanze di queste industrie? A quali pericoli sono esposti i lavoratori di queste aziende?

Cercando sul web ovviamente non ho trovato risposte confortanti:

Una ricerca dell’ISRA del CNR ha riscontrato nelle aree di bacino idrografico del Po valori di queste sostanze da 10 a 200 volte superiori a quelli dei principali fiumi europei, senza contare l’ultimo disastro ambientale del Lambro.

Vi lascio per approfondire le due interrogazioni con relativa risposta che ho trovato: La prima è un’interrogazione al ministero dell’ambiente e la seconda indirizzata alla commissione ambiente europea.

Simone Bernabè

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