Meglio la pollina oggi! che l’uovo domani

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L’Articolo dell’Arena in merito.

Ormai siamo arrivati ad un livello di schizzofrenia cronico, non abbiamo solo i piromani per quel che riguarda il nostro patrimonio boschivo  oltre che per i rifiuti, siamo andati ben oltre, il nostro governo dopo 10 anni per recepire la direttiva europea contro l’abbattimento dei nitrati, ha considerato la pollina come biomassa e con un disegno di legge il 20 febbraio scorso l’ha fatta rientrare nelle energie rinnovabili da incentivare. La regione Veneto ha dato attuazione alla direttiva europea e con una delibera il 29 Luglio ci ha indicato che per risolvere il problema  dei nitrati occorre bruciarli. Ecco dove finiranno i soldi che paghiamo per incentivare le vere energie rinnovabili, dopo i termovalorizzatori abbiamo un nuovo pericolo i pirogassificatori. Abbiamo l’imbarazzo della scelta gassificazione o dissociazione molecolare? Belli i nuovi nomi ma la sostanza non cambia, bruciando produciamo diossina e piu’ la temperatura è alta più produciamo nanopolveri pericolose per la nostra salute. Può un avicoltore guadagnare di più bruciando pollina che vendendo uova? Sarà forse il caso di rivedere queste scelte prima di aggiungere alla Pianura Padana oltre che il primato Europeo di produzione di azoto da smaltire, anche quello per maggiori casi di tumore?

Simone Bernabè

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9 Risposte to “Meglio la pollina oggi! che l’uovo domani”

  1. Emanuele De Biasi Says:

    Ciao Simone,
    sono Emanuele De Biasi e volevo dirti che sto attualmente lavorando alla costruzione di gassificatori a biomassa, tra le quali sia cippato che pollina.
    Ti porto per conoscenza i valori di emissione di inceneritori, gassificatori e pirolizzatori, così che tu possa ricrederti, riguardo la bontà degli impianti:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Inceneritore#Valori_di_emissione_in_atmosfera_e_nelle_acque

    Il gassificatore ha un ordine di grandezza in meno di emissioni riguardo gli inceneritori, e i pirolizzatori hanno un ordine di grandezza meno dei gassificatori! Sia in diossine che in nanoparticelle.
    Inoltre la gassificazione è una combustione parziale e non totale, con i benefici che ne comporta, mentre la pirolizzazione altro non è che la termolisi (o termodecomposizione) senza combustione alcuna… senza bruciare la biomassa! Solo decomposizione termica che porta alla formazione di idrogeno e metano da convogliare in un motore o turbina per la produzione di energia elettrica!
    Sto studiando questi tipi di impianti da oltre 6 mesi a tempo pieno e le potenzialità le hanno, solo che bisogna riuscire a costruire impianto adeguato.

    Un altro link interessante, riguardo la pirolizzazione è questo:

    Inventore Italo-Americano di Tortona che ha inventato la LuciaStove, un pirolizzatore a bassissimo impatto ambientale e a resa termica elevatissima. Lo vende a 50 euro l’uno come fornelli nei paesi meno sviluppati, in quanto la prima causa di morte è l’asfissiamento da monossido di carbonio nelle cucine. In Italia li vende a 1500 l’uno come sostitute delle classiche stufe a pellet. Il concetto è geniale, ecologico e addirittura a bilancio di carbonio negativo! Questa è la pirolisi.

    Ciao
    Emanuele

    • Bernabe' Simone Says:

      Posso anche capire che la pirolisi e la gassificazione possano anche inquinare meno, non cambia il fatto che questa scelta per poter smaltire i nitrati prodotti dai tanti allevamenti che abbiamo mi sembra alquanto discutibile. Stiamo aggirando il problema e non viene proposta una soluzione, se abbiamo troppa pollina forse è il caso di mettere una regolazione sulla quantità di animali che vengono allevati nei capannoni, agevolando gli allevatori ad investire su altre attività.Tutto questa smania di allevamenti intensivi ovunque per poi dover bruciare la pollina mi lascia molto perplesso. Possiamo continuare ad allevare animali in queste condizioni? Oltre ai pirogassificatori non lamentiamoci poi di eventuali epidemie come Aviaria, Mucca Pazza, l’influenza suina e chi piu’ ne ha più ne metta, senza contare che anche l’acqua delle falde sta risententendo pesantemente di questa attività.

      • Emanuele De Biasi Says:

        Su questo sono daccordo con te e ritengo che sia assurdo anche il fatto che la pollina valga di più delle uova e della carne di gallina.
        Inoltre penso che sia troppo difficile smantellare questo meccanismo che si è instaurato finora… ci sono dei giochi di potere sopra che non abbiamo nemmeno idea!

        Fatto sta che eliminerei comunque tutti gli inceneritori, farei raccolta differenziata spinta e per quello che rimane farei qualche pirolizzatore, ben costruito e controllato.

        E per gli allevamenti, vieterei quelli intensivi per commercializzare solo carne, uova e latte “bio”. Tant’è vero che il mio fornitore ufficiale di latte, uova, polli e verdura è diventato un contadino di LeChe. 🙂

    • Andrea Says:

      Lavori nel campo e i valori li citi da wikipedia?!?
      Ma io, Boh?!

  2. Adesso chi è il pollo? « Nogara On Line Says:

    […] in collaborazione con Simone Bernabè […]

  3. ivano Says:

    vorrei chiedere a chi scrive quale alternativa propone a parte dire “tutto fa schifo”. A meno che non sia egli stesso ad impatto zero: vai a piedi; non mangi, non ti vesti; etc. produci molti scarti, per cui cerchiamo di produrne meno poichè per ottenere zero devi….suicidarti.

  4. Umberto Says:

    Una soluzione possibile che valorizzi la pollina qualcuno l’ha trovata!!

  5. ennio Says:

    noi abbiamo l’impianto che distrugge tutto senza inquinare .

  6. Aldo Moro Says:

    Anch’io ho studiato per oltre sette anni le forme di utilizzo di tutte le deiezioni animali, compresa la pollina.
    Considero GIUSTISSIMA l’osservazione che gli allevamenti intensivi dovrebbero essere pianificati secondo una corretta gestione GLOBALE del territorio, partendo dal Comune poi Regione e quindi Stato, in modo da tenere conto della PRESSIONE AGRONOMICA e DEGLI ALLEVAMENTI sul territorio e delle esigenze nutrizionali della popolazione e dell’eventuale esportazione del prodotto all’estero.
    Purtroppo i nostri politici, troppo impegnati a gestirsi il “potere” ed a spartirsi le varie “torte” NON considerano una loro priorità la PIANIFICAZIONE del Territorio.
    E’ per questo che ci sono Regioni come il Veneto dove le persone NON hanno paura di lavorare e di “sporcarsi” che si danno da fare nei settori nei quali riescono a remunerarsi … ma direi proprio che NON è colpa degli allevatori ( attenzione io NON sono un allevatore nè ho parenti allevatori, parlo solo per logica sociale e conseguenze della NON gestione politica della socialità stessa).
    In questo contesto, occorre trovare una soluzione per smaltire le deiezioni e soprattutto i tanto famigerati nitrati, ma non solo.
    Personalmente ho trovato due soluzioni :
    – la prima più tecnologica è quella già indicata con la specifica graduatoria da Emanuele. Aggiungo solo che la pirolisi ad alta efficienza ( che esiste!!!) può essere “tarata” in funzione delle emissioni che si vogliono ottenere. In particolare nei pirolizzatori a bassa temperatura ( fino a massimo 600 gradi) la diossina NON si può formare per prima cosa perchè l’associazione dell’ossigeno è privilegiata dalla formazione della CO più che dalla diossina o dagli NOx. Quindi se l’impianto viene opportunamente “tarato” sulla pollina, l’ossigeno viene praticamente tutto catturato dalla CO e dalla CO2 ( che so benissimo che è un gas serra, ma questa CO2 è nel ciclo naturale, non è eccedente come succede con le fossili). Il secondo motivo è che la diossina si forma con temperature sopra i 650°, e la pirolisi a bassa temperatura NON raggiunge quella temperatura. Per quanto riguarda le polveri sottili, invece, la pirolisi produce un volume di gas che è di molto inferiore alla gassificazione ( se non ricordo male circa un quarto) e comunque è di circa 50 volte inferiore alla combustione. Per cui “ripulire” un volume di gas di queste dimensioni è estremamente meno oneroso ( in termini di esecuzione dei filtri necessari e poi per la manutenzione degli stessi) rispetto ad una combustione. In parole povere, con la giusta collaborazione, tramite la pirolisi ad alta efficienza è possibile arrivare ad avere un impianto che magari non è ad impatto zero ma ci si può arrivare vicini, anche considerando che oggi non c’è praticamente nulla ad impatto veramente zero.

    – la seconda soluzione è il compostaggio della pollina, magari assieme ad umido urbano e ad altri rifiuti difficilmente trattabili, tramite NON i soliti metodi di compostaggio che sono onerosi, costosi e dai risultati spesso discutibili, ma tramite la tecnologia dei microrganismi, che io sto provando da ormai sei anni e che mi ha permesso di compostare facilmente e senza (quasi) usare energia materiali quali il letame e poi altri difficili quali erba di giardino tal quale e sansa di oliva.
    Questo del compostaggio potrebbe essere la soluzione ambientale più corretta, perchè tra l’altro ha due ENORMI vantaggi :
    – restituisce oltre al’azoto anche il CARBONIO alla terra e quindi diventa una applicazione CARBON NEGATIVE, cioè sottrae carbonio all’atmosfera per reinserirla nel terreno
    – restituisce sostanza organica alla Pianura padana che negli ultimi 60 anni è stata letteralmente depredata, passando da circa il 6-7% do sostanza organica ( e humus) all’attuale 0,6-1%!!!!
    Altri due vantaggi di questa tecnologia :
    – il Carbonio nel terreno è un equilibratore naturale degli scambio ionici e cationici delle sostanze nutritive del terreno con le radici
    – si evita l’uso di concimi chimici per dare abbondante azoto naturale alle colture particolarmente energivore, quali il mais. Con in più la differenza che l’azoto chimico è utilizzabile mediamente al 50% ( parte và in aria e parte và nel sottosuolo), mentre l’azoto fissato organicamente nel compost ( meglio ancora nell’humus) è sempre “disponibile” cioè nè va in atmosfera nè và nel sottosuolo, ma quando le piante lo richiedono, lo hanno a disposizione.

    Come si vede lo soluzioni ci possono essere, ma NON possono essere lasciate alla “volontà politica” che spesso non ha nè la visione nè le competenze tecniche per valutare ad ampio spettro le possibili soluzioni e quindi forniscono sempre leggi mirate a “tamponare” piuttosto che a risolvere, come nel caso della recente Legge Regionale, sopra citata.
    Occorre impostare un tavolo di lavoro nel quale vengono coscienziosamente raccolte TUTTE le proposte, devono essere valutate sotto TUTTI i punti di vista e poi vengono proposte secondo una scaletta di OPPORTUNITA’ che devono essere mirate ad ottenere i migliori risultati possibili.
    In pratica occorre un VERO METODO DI LAVORO per risolvere veramente i problemi.
    Le IMPRESSIONI o peggio ancora LE SOLUZIONI A SPOT, praticamente MAI portano a risolvere i problemi, ma solo a spostarli più in là.
    Parola di esperto organizzativo!
    A disposizione per altri confronti
    Saluti
    Aldo

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