Archivio per marzo 2011

Energia, serve un Piano Energetico Comunale

29 marzo, 2011

AGGIORNAMENTO 30/03/2011:  Energia, mille città autosufficienti. Solare sulle case Veneto primo  (Morgex provincia di Aosta e Brunico provincia Bolzano, due Comuni al 100% rinnovabili).

Come dice Maurizio Pallante il nostro sistema di riscaldamento trasporto e produzione spreca il 70 percento dell’energia.  Il futuro non è l’aumento dell’offerta energetica, ma la diminuzione dello spreco, trovando delle soluzioni fattibili in breve tempo, che sfruttino al massimo la produzione e siano economiche e attente all’ambiente.

Un comune efficiente che pensa al futuro dei suoi cittadini, deve avere un Piano Energetico Comunale (P.E.C.),  se non ce l’ha diventa come un cittadino che decide di costruirsi  la casa in base al suo intuito e quando l’ha finita se vuole risparmiare dovrà iniziare a modificarla, spendendo maggiore tempo e denaro del suo vicino che magari ha seguito un progetto mirato al risparmio energetico.

Perciò ci fa piacere vedere che l’amministrazione è sensibile a questi temi, tutti penso abbiamo apprezzato il cambio di illuminazione dei semafori e dei lampioni con il sistema a led, ma la questione principale è:

Il comune ha un piano energetico? E’ stata fatta una programmazione degli interventi? Quanto costa la realizzazione di questo piano? A che punto siamo arrivati nella sua realizzazione? Quello che stiamo realizzando è la prima priorità per Villafranca? I cittadini che lo finanziano con le loro tasse sono d’accordo? Quale risparmio ha ottenuto fin’ora il comune attuando questo piano?

Se un’amministrazione non sa rispondere a queste domande, vuol dire che nonostante stia facendo degli interventi finalizzati al risparmio energetico, ammesso che sia sulla strada giusta, porterà ritardi e sprechi di  risorse.

Anche questa volta abbiamo qualcuno da cui copiare, il comune di Padova sta realizzando un bellissimo progetto su uno studio energetico durato 8 mesi, dove è stata condotta una analisi dei dati storici, degli interventi da sostenere, degli oneri economici e dei benefici ambientali.

Finita la realizzazzione dei punti in progetto tutta la cittadinanza avrà un risparmio di energia elettrica pari a 6.543.000 Kwh/y, per oltre 600.000,00 euro sulla bolletta del comune, ai cui bisogna aggiungere una riduzione delle emissioni di CO2 pari a 4.318 t/y.

Da questo piano possiamo imparare anche noi cittadini che controlliamo i consumi solo quando compriamo un’auto che perde il 70% dell’energia e rimane per la maggiorparte della giornata parcheggiata, mentre per la casa non abbiamo la minima idea di quale sia il costo energetico.  Dobbiamo conoscere e ottimizzare i consumi energetici, i contatori andrebbero messi in casa davanti ai nostri occhi, perchè stiamo buttando un sacco di energia e non ce ne accorgiamo.

La direttiva 2010/31/UE dell’Unione Europea entrata in vigore l’8 Luglio 2010, impone certificazione energetica e consumo zero di energia su tutti gli edifici nuovi entro il 2020 (2018 per i pubblici).

Non voglio più sentire parlare di centrali nucleari! Prima di produrre nuova energia dobbiamo imparare a consumarla.

p.s. a Giugno ci sarà il referendum tra cui uno dei punti sarà il nucleare, penso che non avremo dubbi, VOTIAMO SI per fermare questa imposizione assurda.


Simone Bernabè

Adesso basta speculare sui beni comuni! Iniziamo dall’acqua

23 marzo, 2011

Proprio in questi giorni c’è stata la ricorrenza della giornata mondiale dell’acqua e penso possiamo fermarci a riflettere un secondo sull’importanza vitale di questo bene. In Italia  dobbiamo iniziare a prendere decisioni serie e immediate, facendo intanto una scelta politica chiara, occorre modificare gli statuti di tutti i comuni inserendo che questo bene primario deve essere privo di rilevanza economica. Dobbiamo inoltre incentivare al massimo il consumo dell’acqua del rubinetto e creare fin da bambini una cultura sull’importanza di difendere e non sprecare questo bene comune. Acqua e rifiuti e qualità dell’aria  sono strettamente correlati, bere acqua di rubinetto vuol dire evitare di buttare un sacco di plastica in discariche e inceneritori inquinando quell’ambiente che poi danneggia le nostre falde.  Dobbiamo inoltre considerare che con questa semplice azione andiamo ad eliminare anche  tutto il traffico su gomma che viene generato dal trasporto.

Perciò la dobbiamo smettere di consumare acqua in bottiglia perchè è più sicura e controllata, quando è vero l’esatto contrario, la cosa che manca è solo maggiore trasparenza.

Bevendo l’acqua in bottiglia non facciamo che incentivare la speculazione di questo bene fondamentale per la nostra esistenza! Allora bene l’iniziativa Acqua a km zero organizzata da comune Verona, Provincia, Acque Veronesi, Aato, AGS (Azienda gardesana servizi) ma poi dobbiamo pubblicare anche le analisi puntuali e approfondite sia da parte del gestore magari nella bolletta e sul sito, che del comune e non ogni 6 mesi ma almeno mensilmente altrimenti diventa solo propaganda politica. Vorrei ricordare anche e qui lascio l’articolo dell’Arena, quanto pagano di concessione le società che imbottigliano in Veneto, vale a dire una miseria e che i costi dell’inquinamento, nonchè dello smaltimento vanno poi a finire sempre nelle nostre tasche. Altro problema è anche la rete idrica che è un colabrodo e servono diversi miliardi di euro e una buona pianificazione per sistemarla, figurarsi se ci può pensare un privato che deve massimizzare più che può i suoi guadagni.

Allora è ora che come cittadini ci svegliamo!

A Giugno VOTIAMO 2 “SI” ai referendum per l’acqua!

L’Arena 22/03/2011

Giornata dell’acqua: in Veneto
il record degli imbottigliamenti

Dossier Legambiente: l’Italia con 192 litri di acqua minerale pro capite si conferma il Paese europeo con il più alto consumo di acqua in bottiglia, aumentato di cinque volte dal 1980 a oggi. Ma le tariffe pagate dalle società imbottigliatrici alle Regioni sono spesso bassissime. «In Veneto», dice Bertucco, «ha dimezzato il canone a fine 2009»

Rovigo. L’Italia con 192 litri di acqua minerale pro capite si conferma il Paese europeo con il più alto consumo di acqua in bottiglia.

Con una media che è più del doppio rispetto alle altre nazioni d’Europa, il Belpaese solo nel 2009 ha imbottigliato, infatti, ben 12,4 miliardi di litri, di cui solo l’8% destinato al mercato estero.

Il volume di affari di 2,3 miliardi di euro nel 2009 è rimasto invariato rispetto all’anno precedente, ma è in continua ascesa negli ultimi trent’anni: dal 1980 a oggi i consumi sono aumentati di cinque volte, e con loro anche la produzione di acqua imbottigliata.

Alla crescita smisurata cui però non è corrisposto un proporzionale aumento delle tariffe pagate dalle società imbottigliatrici alle Regioni italiane, spesso ancora stabiliti da regio decreto come in Molise e in Sardegna o da regolamenti di oltre 30 anni fa, come la legge regionale del 1977 della Liguria.

A denunciare il quadro nazionale delle concessioni dell’acqua sono Legambiente e la rivista Altreconomia che, in occasione della Giornata mondiale dell’Acqua, tornano a fare il punto della situazione sulla gestione idrica in Italia con il dossier Acque minerali: la privatizzazione delle sorgenti in Italia.

Secondo il dossier, infatti, è ancora un obiettivo lontano l’adeguamento delle leggi regionali sui canoni di concessione alle linee guida nazionali approvate nel 2006 e che prevedono tre tariffe: da 1 a 2,5 euro per metro cubo o frazione di acqua imbottigliata; da 0,5 a 2 euro per metro cubo o frazione di acqua utilizzata o emunta; almeno 30 euro per ettaro o frazione di superficie concessa.

Eppure per l’altissimo valore della risorsa idrica e l’impatto ambientale causato dai consumi da primato delle acque in bottiglia, le Regioni dovrebbero attivare al più presto un lavoro di revisione dei canoni di concessione per l’imbottigliamento dell’acqua che porterebbe anche ad un forte incremento dei fondi incassati.

Al contrario, oggi le amministrazioni che incassano i canoni nella gran parte dei casi non riescono nemmeno a raggiungere una quota sufficiente a coprire le spese necessarie per i controlli o per lo smaltimento delle bottiglie di plastica utilizzate.
«L’acqua e la sua gestione sono questioni centrali nel nostro Paese. Lo hanno confermato un milione e 400 mila cittadini che si sono impegnati in prima persona per chiedere a governo e Parlamento di modificare la legge che obbliga la privatizzazione del servizio idrico», dice Michele Bertucco, presidente di Legambiente Veneto.

«Ma mentre il dibattito pubblico/privato per la gestione del servizio idrico è ancora in corso», prosegue Bertucco, «in Italia esiste già una forma di privatizzazione dell’acqua, o meglio delle sorgenti concesse a prezzi ridicoli alle società che imbottigliano.
Una sorta di obolo in netto contrasto con il volume di affari del settore ma soprattutto in confronto all’altissimo valore di una risorsa limitata e preziosa come è l’acqua di sorgente».

Dal 2006 ad oggi sono solo 13 le Regioni che hanno varato una nuova normativa secondo il processo di revisione, mentre alcune regolano ancora i canoni di concessione con leggi del secolo scorso.
Rispetto allo scorso anno sono tre le Regioni che hanno modificato le regole per il rilascio di concessioni per l’imbottigliamento dell’acqua: Abruzzo e Lombardia con maggior successo, il Veneto che invece ha peggiorato la normativa e la Puglia che pur avendo aumentato il canone, ha mantenuto un canone per superficie.

«Nel Veneto», ricorda Michele Bertucco, «le novità sono purtroppo negative. Infatti se con il canone di 3 euro per ogni metro cubo imbottigliato, stabilito nel 2007, la Regione deteneva il primato nazionale, a fine 2009 con una legge regionale ad hoc ha “condonato” questo aumento. Alle aziende del settore per gli anni 2007-2009 è stato concesso di corrispondere un canone di 1,5 euro per metro cubo imbottigliato, a condizione che il pagamento venisse effettuato entro il 31 dicembre 2009. E il tutto avviene in una regione che ogni anno (è il record nazionale) nelle 19 concessioni autorizzate imbottiglia 2.415.671.214 litri d’acqua».

Secondo la classifica di Legambiente e Altreconomia tra le regioni bocciate perché prevedono i canoni di concessione solo in base alla superficie della concessione e non sui metri cubi di acqua imbottigliata, ci sono Liguria, Molise, Emilia Romagna, Sardegna, Puglia e la Provincia autonoma di Bolzano.

Se in Molise a stabilire il canone è ancora il Regio Decreto del 1927, che fissa un importo di circa 10 euro per ogni ettaro dato in concessione, in Liguria dove la legge regionale del 1977 stabilisce che per ogni ettaro dato in concessione si pagano solo 5 euro.

Emilia Romagna e Sardegna, invece, fanno pagare solo in base alla superficie della concessione, rispettivamente circa 19 e 37 euro per ettaro.
La Puglia invece pur avendo approvato nel 2010 una nuova norma in materia che alza la tariffa di concessione, ha lasciato come criterio di pagamento dell’acqua solo un canone di superficie.

Un caso a parte è infine quello della Provincia autonoma di Bolzano che determina il canone in base alle portate annue concesse con l’effetto di far pagare poco anche prelievi potenzialmente molto elevati.

Tra le regioni “rimandate” perché prevedono canoni in funzione dei volumi di acqua ma al di sotto di 1 euro per metro cubo imbottigliato, ci sono Piemonte, Basilicata e Campania. Promosse con riserva per aver previsto il doppio canone sulla superficie della concessione e sui volumi di acqua, superiore o uguale a 1 euro a metro cubo il Veneto, la Val d’Aosta, le Marche, la Provincia autonoma di Trento, la Lombardia, l’Umbria, il Friuli Venezia Giulia, la Toscana.
Tra queste il Veneto ha peggiorato la normativa con uno sconto incomprensibile, mentre la Lombardia ha approvato una nuova legge aumentando i canoni di concessione, anche se parzialmente.

Tra regioni promosse perché hanno previsto i maggiori canoni per le concessioni sulle acque minerali, anche quest’anno c’è il Lazio, affiancato dall’Abruzzo che con una nuova normativa ha finalmente alzato i canoni, adeguandosi alle linee guida nazionali. Eppure il business continua a essere insostenibile per la collettività sotto il punto di vista economico e ambientale.

Basta pensare che l’utilizzo di oltre 350 mila tonnellate di Pet, per un consumo di circa 700 mila tonnellate di petrolio e l’emissione di quasi un milione di tonnellate di Co2.
Delle bottiglie utilizzate solo il 78% sono in plastica e solo un terzo viene riciclato mentre i restanti due terzi finiscono in discarica o in un inceneritore. Ad alto impatto ambientale è anche il trasporto visto che solo il 15% delle bottiglie viaggia su ferro, mentre il resto si muove sul territorio nazionale su gomma, su grandi e inquinanti tir.

Simone Bernabè.

Raccolta Porta a Porta si parte? Ma in che modo?

22 marzo, 2011

Dopo ripetuti ripensamenti (ricordate il mitologico “A Villafranca siamo diversi” del nostro Supermario in consiglio comunale un annetto fa) e continue “false partenze”, sembra che anche a Villafranca l’amministrazione si sia convinta della necessità di darci ascolto e introdurre la raccolta “Porta a Porta” su tutto il territorio comunale. Del resto vi sarete resi conto che nel frattempo (è dal 2008 che continuiamo a denunciare l’assurdità economica e ambientale di questa situazione) siamo rimasti gli unici in provincia di Verona ad avere i cassonetti per strada!

Ma adesso che l’amministrazione si dichiara pronta per partire con il porta a porta su tutto il territorio Villafranchese, i cittadini sono pronti? Un buon piano di raccolta per riuscire DEVE prevedere anche un coinvolgimento dei cittadini nelle pratiche che questa scelta comporterà, ma fin’ora non si è ancora visto niente. Avete mai messo la testa nei cassonetti per vedere come differenziano i rifiuti i villafranchesi? Avete mai controllato nei bidoni dell’umido per vedere cosa ci finisce? Per far partire un buon sistema di raccolta porta a porta spinto, occorre coinvolgere le persone per tempo, questo serve sia a diminuire  i tempi per andare a regime, ma soprattutto ad aiutare le persone che si troveranno ad iniziare questa nuova esperienza.

L’amministrazione comunale dovrebbe parlarci anche di compostaggio e di azioni per la riduzione della produzione di rifiuti per esempio attraverso l’incentivazione del consumo dell’acqua del rubinetto (ma per fare questo dovrebbe avere anche la trasparenza di pubblicare le analisi in maniera puntuale e approfondita considerato che Acque Veronesi le pubblica solo sul sito web ogni 6 mesi e con generici parametri indicatori). Vorrei sentire anche parlare di detersivi alla spina e di vere e incisive campagne per i pannolini lavabili. E vogliamo sapere come è composto quel 45% di raccolta differenziata di cui si parla, quanto viene pagato e come utilizza il comune questo introito.

E’ dal 2008 che chiediamo il porta a porta a Villafranca, insieme all’isola ecologica per il centro che avevamo e non è stata più ripristinata!  Quanti soldi avremmo risparmiato?

La raccolta differenziata con il porta a porta sta abbassando le tariffe in molti comuni (Verona compresa): ora ci spetta un rimborso per questi 3 anni di ritardo e di costi in più per i cittadini!

Per fare le cose fatte bene, come sempre non dobbiamo inventare niente, basta copiare da chi le cose le ha già fatte.

Guardate che risultati ha raggiunto il comune di Capannori con più di 45 mila abitanti e una differenziata a Giugno 2010 dell’82%. E noi quando incominciamo?

Ospedale Magalini: la politica gioca a nascondino

15 marzo, 2011

Ieri sera siamo stati alla serata organizzata dal PD sul futuro dell’ospedale Magalini. La tavola rotonda è stata moderata da Paolo Tovo che ha introdotto la discussione, riprendendo a grandi linee tutta la storia dell’ospedale. Niente di nuovo insomma, tranne quando siamo arrivati al nocciolo della questione. Luca Coletto ovviamente non si è presentato all’appuntamento e Sandro Sandri ex assessore alla sanità Veneto non ha fatto che mantenere la linea che ha sempre mostrato, appoggiando il polo a due gambe, per il quale ha detto che solo dopo il suo completamento, si potrà parlare di un polo unico per un futuro dei prossimi 10/20 anni.

Ma la questione principale su cui si doveva ricevere una risposta è stato:  Quale specializzazione prenderà l’ospedale Magalini dopo questa ulteriore spesa di 40 milioni di euro prese dalle tasche dei cittadini?  Sandro Sandri ha dichiarato “Io non posso più rispondervi su questa domanda, ma sicuramente il direttore generale dell’Ulss 22 Dall’Ora lo saprà fare”. Tutti siamo rimasti a bocca asciutta dopo questa risposta e il dubbio che ci è rimasto ce lo siamo portati anche a casa.

Lo stesso Franco Bonfante ha fatto una domanda ai cittadini di Villafranca che ha lasciato più di qualche perplessità:  Se l’ospedale Magalini diventerà un ospedale per acuti o un RSA dipenderà anche da voi, da quello che chiedete e se vi accontentate.

Il resto della serata è passato disquisendo sul fatto che la sanità veneta ha avuto dal 2005 assessori della Lega (Tosi/Martini/Sandri/Coletto), ma direttori generali nominati dal presidente dalla regione di turno, dal fatto che il privato è troppo sproporzionato sulla parte nord dell’ulss 22 e offre una concorrenza sbagliata a svantaggio della parte pubblica. Si è parlato anche del fatto che Borgo Trento con la sua nuova piastra e 32 sale operatorie diventerà il vero polo unico di eccellenza per Verona e che Villafranca avrà al limite un posto di secondo ruolo rispetto queste scelte.

Insomma il 23 Marzo sarà sicuramente l’anniversario dell’incendio del Magalini e se sarà la volta buona anche l’inizio del progetto di completamento dell’ospedale con l’apertura delle buste del bando. Cosa ci sarà dopo non si sa, quello che è sicuro è che  il polo unico per ora resta un miraggio del futuro.

Simone Bernabè

Ecomostro: dopo il danno, la beffa

13 marzo, 2011

Cari cittadini, dopo questa ulteriore notizia non possiamo continuare a starcene zitti.

Come abbiamo ripetuto più volte la nostra non è una critica alla Colfer in se,  ma a tutte quelle attività che vanno in deroga al piano regolatore.

Nel caso specifico, non solo sono state sanate le altezze mostruose di questo progetto e se ne è permessa l’attività in questa zona, ma ora si esercita anche senza la VIA (Valutazione di impatto ambientale), effettuando solo la procedura preliminare di SCREENING.

L’Europa in materia di tutela ambientale ci parla chiaro e applica il principio di massima precauzione che coinciderebbe nel nostro caso con la VIA, perciò possiamo dire dopo il danno, la beffa.

[Articoli comparsi su L'Arena di Verona di sabato 12 marzo 2011]

Riciclaggio rottami, la Colfer
può far partire il nuovo centro

VILLAFRANCA. Il progetto ha superato l’esame della commissione provinciale per la valutazione di impatto ambientale. La ditta ha ottenuto la licenza e aprirà tra due mesi nel capannone costruito in via Sommacampagna Sarà chiuso il sito a Coronini che fu sequestrato

Villafranca. Il progetto del nuovo centro di riciclaggio dei rottami della Colfer, nel grande capannone a ferro di cavallo di via Sommacampagna, ha superato l’esame della commissione provinciale per la valutazione dell’impatto ambientale (via). Il 22 febbraio scorso, con una determinazione, l’ingegner Carlo Poli, responsabile del settore Ambiente di Palazzi scaligeri, ha sancito la conclusione dello screening, cioè l’esame ambientale del progetto.
Proprio Poli, il 12 luglio dell’anno scorso, dispose che disegni e relazioni sul centro di riciclaggio fossero vagliati dalla commissione ambientale. E concesse una proroga al completamento dell’impianto entro il prossimo 7 settembre. La decisione di sottoporre gli incartamenti al gruppo di tecnici si basò sul fatto che, nel frattempo, erano state apportate modifiche al piano approvato dalla Provincia nel 2005 e nel 2007. Le nuove variazioni ottennero un permesso in sanatoria del Comune nel 2009. Le innovazioni riguardano gli uffici, i parcheggi e l’aumento in altezza del capannone di stoccaggio dei rottami e delle materie prime seconde (mps), per un utilizzo più agevole dei ragni per spostare materiali. Dopo aver ricevuto i documenti, gli esperti ambientali hanno ritenuto sufficienti le relazioni, elaborate dalla Colfer, con le proiezioni della futura attività del sito. Poli, in base al parere della commissione riportato nel verbale del 10 febbraio, ha escluso la necessità di sottoporre il piano ad un’ulteriore e più lunga valutazione di impatto ambientale. Il dirigente, inoltre, ha prescritto alla Colfer alcune azioni obbligatorie, una volta avviato l’impianto.
Poli ha stabilito che «vengano effettuati, con gli impianti in esercizio, appositi monitoraggi acustici, sia per i valori di fondo, sia per quelli differenziali, relativamente alle abitazioni più vicine». I controlli, secondo il tecnico, «dovranno avere cadenza annuale, per almeno tre anni». Il provvedimento è stato inviato al titolare della Colfer, Roberto Cobelli, e al Comune. Ora serviranno un paio di mesi perché il centro entri in funzione, il tempo necessario per chiedere e ottenere dalla Provincia la licenza finale. Intanto la ditta continuerà a commerciare, senza lavorarlo, il materiale già pronto per le fonderie. L’avvio del capannone, secondo i patti con l’amministrazione scaligera, consentirà la chiusura del vecchio sito per il riciclaggio, sempre della Colfer, a Coronini, ai piedi della collina di Custoza. Questo impianto, dal 21 dicembre del 2009 al 28 giugno del 2010, fu sequestrato dalla magistratura, in seguito a irregolarità rilevate dall’Arpav. Il centro, che aveva creato disagi ai residenti, una volta bonificato fu riaperto: l’attività in questi giorni è minima. Nelle relazioni depositate in Provincia, la Colfer evidenzia che la dismissione del vecchio sito porterà un miglioramento alla zona di Coronini. E alleggerirà la viabilità sulla provinciale per Valeggio e sulla comunale per Custoza.
Il capannone di via Sommacampagna, completato nell’aprile 2010, fu autorizzato dalla Provincia. L’edificio finì al centro di polemiche, per l’impatto sulla campagna. Gli Amici di Beppe Grillo di Villafranca definirono la costruzione, su area a destinazione agricola, in deroga al piano regolatore, un «ecomostro». Il Comune sospese i lavori per le difformità, oggi sanate, tra il piano depositato e le reali dimensioni del complesso.
Fabio Tomelleri

Al massimo entreranno 53 camion al giorno.
L’edificio di via Sommacampagna che assorbirà l’attività del centro di riciclaggio dei rottami a Coronini, è stato realizzato perché si trova più vicino al casello autostradale di Sommacampagna.

La Colfer, che è proprietaria dello stabile, ha costruito a sue spese la rotatoria del capitello di San Luigi, in via Portogallo, che consentirà ai tir provenienti da Sommacampagna di entrare nell’impianto senza intralciare il traffico.
L’azienda ha previsto che, al massimo della produzione, corrispondente a 1.660 tonnellate di rottami e mps (materie prime seconde) al giorno, ci saranno circa 53 camion in entrata e in uscita dal centro di riciclaggio. Cioè 6,6 passaggi all’ora, evitando le ore di punta.F.T.

Grazie a Povegliano vincono i cittadini: stop alla discarica di Caluri

10 marzo, 2011

Ma vi ricordate le dichiarazioni dei referenti politici in Regione Veneto dei nostri amminstratori villafranchesi su L’Arena del 30 aprile 2009 (qui la pagina con gli articoli)?

Massimo Giorgetti (ex-assessore regionale ai lavori pubblici, veronese, AN, ora PDL) “non esistono sufficienti motivi per dire di no

Sandro Sandri (ex-assessore regionale alla sanità, veronese, Lega Nord): “non sapevo che la popolazione fosse contro la discarica“ [per la cronaca: c'è un comitato che si batte contro la discarica di Caluri da 25 anni!]

La giunta Galan, sconfessando una tardiva delibera del consiglio comunale di Villafranca, aveva appena dato voto favorevole alla nuova discarica di Caluri approvando la relazione di VIA regionale sul progetto ex Bastian Beton e ora Rope Srl per l’apertura di una nuova cava nell’area del sito già famoso per le gravissime violazioni e versamenti di materiali pericolosi ancora non completamente identificati e che ancora giacciono a mollo nella falda acquifera che scorre sotto Caluri.

C’è voluto l’intervento dei nostri “vicini di casa” per dare voce ai cittadini di Villafranca: grazie alla doppia vittoria (prima al TAR, ora anche al Consiglio di Stato) del ricorso presentato dal Comune di Povegliano, il progetto della nuova discarica di Caluri è stato fermato.

E adesso il consigliere regionale (non più assessore) Giorgetti avrà la possibilità di spiegare ai cittadini villafranchesi come mai il Consiglio di Stato una motivazione per fermare la discarica l’ha trovato (ripetendo per altro le stesse parole nostre e del comitato di cittadini). Dall’articolo su L’Arena di oggi:

Il presidente [del Consiglio di Stato, NdR] Pier Giorgio Trovato, e gli altri magistrati, nella sentenza hanno evidenziato il «rischio potenziale di pregiudizio, idoneo a giustificare l’attribuzione al Comune di Povegliano, della qualifica di ente interessato dall’impatto ambientale della discarica». Hanno sottolineato che il paese potrebbe essere toccato dall’eventuale propagazione di inquinanti, poiché esistono nel suo territorio due pozzi dell’acquedotto, a valle del sito della Rope. I giudici hanno rilevato «la sussistenza di una ridotta, e quindi evidentemente non esclusa, possibilità di contaminazione della falda freatica, da parte del percolato».

E già che ci siamo, considerato che parliamo di inquinamenti delle falde, a che punto siamo con la ricerca dei responsabili dei versamenti di atrazina che ancora risultano (entro i limiti di legge grazie ai filtri funzionati) nalle analisi dei pozzi di Cadellora?

Il sindaco nel consiglio comunale dello scorso 29 ottobre 2009 annunciò di aver coinvolto prefettura e enti provinciali per cercare i responsabili dell’uso di sostanze vietate e pericolose anche fuori dai nostri confini comunali. I cittadini di Villafranca e, a questo punto, di Povegliano attendono risposte.

Carlo Reggiani


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