Archivio per agosto 2009

Sostenere la ricerca è fondamentale?

28 agosto, 2009

Aggiornamento dal blog ByoBlu l’intervista a Stefano Montanari

Cosa ne pensa Sonia Toni ex moglie di Beppe Grillo

Nanobugie dal blog di ByoBlu

Non è passato tanto tempo da quando siamo andati a trovare il dott. Montanari insieme al sindaco di S.Giovanni, Zevio e San Martino Buon Albergo nel suo laboratorio per vedere in pratica, cosa sono queste nanopolveri e come si comportano all’interno del nostro organismo. E’ da tempo che sapevo che il laboratorio aveva problemi, per quanto riguardava la cessione del microscopio finanziato anche da Beppe Grillo che tanto era importante, per continuare le ricerche su ciò che aveva scoperto il dottore insieme alla moglie Antonietta M. Gatti in merito. Riporto uno dei suoi ultimi post e mi soffermo a fare una riflessione:  Quanto è importante aiutare queste persone nella ricerca?

Ieri è morto Massimiliano un bambino di Forlì a cui non è stata data la possibilità di avere un futuro. E’ morto all’età di 11 anni per una rara forma tumorale, un rabdomiosarcoma cresciuto fra la vescica e la prostata. Dopo anni di sofferenza, che non dovrebbero toccare i bambini, se ne è andato col suo carico di metalli pesanti dentro il corpo.
Avevo analizzato i campioni bioptici del bambino e avevo trovato metalli anche in forma molto sottile: nanoparticelle.
A parte una particella di Oro e Argento, la cosa più sconvolgente è l’aver trovato nanoparticelle di Tungsteno e/o carburo di Tungsteno. Ora uno si chiede come sia possibile  l’ingresso di queste polveri nel corpo di un bambino. Non è un metalmeccanico che lavora in fabbrica. L’unica sua colpa è di aver vissuto in una casa costruita fra due inceneritori : uno di rifiuti urbani ed uno di rifiuti ospedalieri. L’aria, ma pure il cibo dell’orto, non sono dei  migliori da quelle parti. Se n’è andato ed io, pur sapendo, non sono stata in grado di fare niente.
Nei miei studi avevo già indotto nei topi lo stesso tipo di cancro semplicemente impiantando nei loro muscoli nanoparticelle (una pratica che cerco di evitare sempre, ma quella volta non si poteva fare altrimenti). Tutti quelli che avevano ricevuto nanoparticelle metalliche si erano ammalati di rabdomiosarcoma. Quindi la correlazione fra un inquinamento ambientale molto particolare e la stessa patologia a mio parere è dimostrato.
Purtroppo non solo queste evidenze non devono essere dette: questi studi non vanno addirittura fatti.
Il 30 Giugno scorso l’avv. Bortolani, presidente della ONLUS, proprietaria legale del microscopio comprato grazie alla sottoscrizione lanciata da Beppe Grillo per studiare le nanopatologie, ha deciso di donare l’apparecchio all’Università di Urbino. La suddetta non ha mai acconsentito a farci entrare nel Consiglio di Amministrazione della ONLUS per la gestione trasparente economica e scientifica dello stesso, con la scusa che questa è una ONLUS famigliare che si occupa solo di delinquenti o presunti tali condannati per i loro reati alla pena di morte in America. I bambini si ammalino pure o muoiano: non interessano.
Ora, senza neanche informarci, la suddetta decide di donare il microscopio per altre finalità all’Università di Urbino con la clausola che noi lo possiamo usare “almeno” un giorno alla settimana. E’ ovvio che, abitando a Modena, la cosa non risulta facile non solo per me, ma soprattutto per i tesisti che lavorano con il microscopio. Con un lavoro “almeno” 1 giorno alla settimana questi rischiano di laurearsi fra 10 anni. Per non parlare del Progetto Europeo che io coordino che è ancora in corso.
Sono andata all’Università di Urbino dando la mia disponibilità a trasferirmi presso la loro sede. M i hanno risposto che tecnicamente è possibile, ma inattuabile.
Ho poi verificato che, così come hanno impostato le cose, ricerche su tessuti patologici non sono tecnicamente possibili. Dal momento che poi non ci sono scienziati esperti della materia (le nanopatologie sono una disciplina che è il risultato di un progetto europeo che io coordinavo), il microscopio servirà per altre finalità, non per quelle per cui era stato donato.
La motivazione addotta dall’avv. Bortolani per tale azione rasenta la  diffamazione nei miei confronti e si può facilmente dimostrare che si tratta di bugie.  Io ho lavori scientifici sulle nanopatologie e pure sulla nanotossicologia scritti anche con scienziati stranieri, non solo, ma io non sono affatto pagata per questa attività che svolgo part time pur di continuare gli studi sulle nanopatologie. Anche con la chiusura delle attività imposta dall’avv. Bortolani, però, non si pensi di imbavagliarmi:  io continuerò ad andare in tribunale per difendere gli interessi di chi è vittima di persone perverse che compiono atti perversi sull’ambiente e su di loro, e lo farò con le analisi già eseguite. La famiglia di Massimiliano sa che può contare sul mio aiuto e, come loro, tanti altri. Ho già informato il Ministro della Difesa che non farò più alcuna analisi sui soldati perché mi sarà impossibile. La legge che recentemente è stata promulgata compensa chi si è ammalato per esposizioni di nanoparticolato bellico, che io ho dimostrato essere presente nei tessuti.

In questa situazione dichiaro che non sarà più possibile analizzare i tessuti di nessuno e che le nanopatologie sono morte.
Chiedo solo che i miei ragazzi riescano a finire le loro tesi.
Auguro all’Avv. Bortolani di non essere disturbata dal rimorso.

Dal Vangelo di S. Matteo

Il tradimento di Giuda
Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.

Morte di Giuda
Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d’argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «Che ci riguarda? Veditela tu!». Ed egli, gettate le monete d’argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi.

di Antonietta M. Gatti

Tratto dal blog di Stefano Montanari

Simone Bernabè

Rapporto ISTAT e PIL: fotografia sbagliata della realtà

24 agosto, 2009

Si può dire che un paese stia crescendo se il suo PIL è in ascesa? Vi faccio un esempio: abbiamo due possibilità per sfamarci, la prima è andare al supermercato e comperare il cibo di cui abbiamo bisogno, in questo caso il PIL cresce perchè andiamo a spendere, ma possiamo anche autoprodurci ciò di cui abbiamo bisogno, nel qual caso questo indice rimane invariato. Sicuramente ciò che ci autoproduciamo è qualitativamente migliore di ciò che possiamo trovare comprandolo e comunque possiamo dire di essere più ricchi se riusciamo a soddisfare le nostre necessità senza dipendere dal denaro.

Anche l’ultimo rapporto ISTAT riferito al 2008 sullo stato di salute di 111 capoluoghi italiani mi lascia molto perplesso. Prendiamo ad esempio Verona dove si registra un netto miglioramento fra i vari fattori indicati anche per esempio su: inquinamento dell’aria, raccolta differenziata e spreco di acqua. Per ciò che riguarda l’inquinamento si considera solo la parte relativa ai PM10, quando esistono polveri molto più sottili e pericolose che non vengono misurate, senza contare che 41 giorni di superamento dei limiti in meno non ci rendono affatto tranquilli. Anche la raccolta differenziata con una percentuale del 40 percento, non mi sembra un gran traguardo, ma la prova che la nostra città rimane sotto una soglia che indica che spingendo sul riciclo si otterrebbero grandi risultati, vedi per esempio il comune di Sommacampagna, ma ciò non accade perchè non abbiamo ancora esteso il porta a porta su tutto il territorio. Per ciò che riguarda l’importanza di un bene prezioso come l’acqua, aggiungo inoltre che non consideriamo il fattore inquinamento che compromette le nostre riserve e che il nostro paese sta spingendo per la privatizzazione mentre abbiamo un consumo per quel che riguarda l’acqua in bottiglia ancora altissimo.

E’ giusto allora pensare che quando riprenderà il PIL ci troveremo fuori dalla crisi? E’ corretto valutare la nostra situazione secondo questi indici? Possiamo dopo un resoconto ISTAT di questo genere ritenerci veronesi virtuosi? E ancora non è forse il caso di prendere altri tipi di riferimenti per poter valutare se migliorano le nostre condizioni di vita?

Simone Bernabè

L’assessore Alessio Adami risponde

21 agosto, 2009

L’assessore Alessio Adami ha risposto alla lettera aperta di Nadia Zulian pubblicata sul blog l’altro giorno:

In risposta alla gentile Sig.ra Zulian sono a precisare che non siamo rimasti con le mani in mano in questi mesi di amministrazione:

1)Nel mese di settembre comincerà il servizio porta a porta nelle zone industriali di Villafranca e Dossobuono ed in alcune strade di collegamento
2) Giusto oggi (perchè ho atteso alcuni ritorni dalle ferie ) andrò in AMIA a parlare del porta a porta nelle frazioni che intendo anticipare il prima possibile (il mio intento è gia per gli ultimi mesi del 2009) proprio per non rimanere fanalino di coda della Provincia
3) per il centro storico di Villafranca, appunto per preservare una determinata immagine dello stesso, sto esaminando alcune proposte di mini isole da porre nel centro e comunque un servizio di porta a porta che valorizzi la zona in cui dovrà essere implementato

Credo che Lei si sia confusa per ciò che riguarda il discorso del costo del porta a porta ed ora sintetico e puntuale nel precisarle la mia posizione:
Il servizio porta a porta è più costoso della raccolta con cassonetti e questo non è un paliativo ma un dato reale inoltre per passare da un sistema di raccolta ad un altro occorre avere la volontà e trovare le risorse per farlo. Fatto salvo che da parte mia la volontà esiste resta l’aspetto di ponderare molto bene le scelte e costruire un programma degli interventi coordinato al fine di implementare il servizio in modo organico ed efficiente. Il vantaggio che ne deriva è sia di tipo ambientale (più differenziazione = più riciclo), sia di tipo economico ( meno secco e più materiale riciclato), non dimenticherei inoltre il discorso di una maggiore educazione ambientale e la diffusione di un pensare “Green”.

Villafranca quindi deve far molto per non restare indietro, alcune timide scelte sono state prese nel passato ma sono morte sul nascere o non si sono adeguate al passare dei tempi ed al mutare del contesto. In questi mesi ho analizzato la macchina e ne ho riacceso il motore (ecologico) , il primo risultato tangibile lo avremo a settembre e poi il processo si estenderà su tutto il territorio.

Ho avuto inoltre il piacere di ricevere una relazione tecnica sul modello Vedelago e sono intenzionato a indire un tavolo per discuterne con altri colleghi dei comuni limitrofi.

Voglio ringraziarla della lettera che mi ha permesso di chiarire alcuni aspetti.

Cordialmente
Alessio Adami

Con grandissimo piacere apprendiamo dall’assessore Adami (che ringrazio personalmente per la risposta ricevuta sul blog) che i nostri inviti all’amministrazione di diventare capofila di un progetto innovativo nel campo della filiera dei rifiuti sulla base del “modello Vedelago” sta avendo soddisfazione!

L’introduzione del porta a porta oramai non è più una opzione, ma una necessità! Soprattutto ora che il comune di Verona ha iniziato a togliere i cassonetti in molte strade a sud dell’autostrada A4.

Villafranca ha una grande opportunità: trasformare il nostro territorio (uno dei pochi in provincia ad aver peggiorato il dato della raccolta differenziata) in un progetto pilota per una gestione integrata del ciclo dei rifiuti alternativo all’incenerimento e alle discariche, in grado di far diventare la gestione dei rifiuti una importante risorsa per l’economia del territorio, per la tutela dell’ambiente e fonte di risparmio per le tasche di tutti i cittadini.

Carlo Reggiani

Meglio la pollina oggi! che l’uovo domani

20 agosto, 2009

L’Articolo dell’Arena in merito.

Ormai siamo arrivati ad un livello di schizzofrenia cronico, non abbiamo solo i piromani per quel che riguarda il nostro patrimonio boschivo  oltre che per i rifiuti, siamo andati ben oltre, il nostro governo dopo 10 anni per recepire la direttiva europea contro l’abbattimento dei nitrati, ha considerato la pollina come biomassa e con un disegno di legge il 20 febbraio scorso l’ha fatta rientrare nelle energie rinnovabili da incentivare. La regione Veneto ha dato attuazione alla direttiva europea e con una delibera il 29 Luglio ci ha indicato che per risolvere il problema  dei nitrati occorre bruciarli. Ecco dove finiranno i soldi che paghiamo per incentivare le vere energie rinnovabili, dopo i termovalorizzatori abbiamo un nuovo pericolo i pirogassificatori. Abbiamo l’imbarazzo della scelta gassificazione o dissociazione molecolare? Belli i nuovi nomi ma la sostanza non cambia, bruciando produciamo diossina e piu’ la temperatura è alta più produciamo nanopolveri pericolose per la nostra salute. Può un avicoltore guadagnare di più bruciando pollina che vendendo uova? Sarà forse il caso di rivedere queste scelte prima di aggiungere alla Pianura Padana oltre che il primato Europeo di produzione di azoto da smaltire, anche quello per maggiori casi di tumore?

Simone Bernabè

Lettera all’assessore Alessio Adami

19 agosto, 2009

Dal mese di giugno sono momentaneamente residente in una frazione del vicino comune di Valeggio e avendo tale comune adottato già da alcuni anni il sistema di raccolta differenziata con il porta a porta, mi sono rifornita negli uffici competenti e all’isola ecologica di tutto il materiale necessario per attuarla al meglio.
Ho ricevuto oltre all’utilissimo calendario e a tutto il materiale cartaceo informativo molto dettagliato una serie di sacchetti per la raccolta di secco , plastica e umido più un bidone per il verde e due contenitori per l’umido, uno piccolo da tenere in casa e uno più grande con chiusura ermetica da posizionare in strada il giorno della raccolta. Direi che a distanza di due mesi la mia esperienza è assolutamente positiva.
Lavoro a Sommacampagna e anche qui la raccolta porta a porta funziona splendidamente e fa risparmiare soldi all’Amministrazione e secondo me anche tempo ai cittadini, perché se riciclare ormai è un dovere morale (e di questo dovrebbero tenerne conto anche le varie autorità religiose e morali nella loro missione educativa …), diventa più semplice se qualcuno viene puntualmente a ritirare i vari materiali davanti alla tua abitazione senza che tu debba andare alla ricerca dei cassonetti in cui smistare il tutto.
E’ impensabile un sistema di raccolta differenziata come quello di Villafranca, il mio amato comune di residenza, che anno dopo anno sta diventando fanalino di coda nei confronti delle iniziative dei comuni confinanti molto più piccoli. Come si può pretendere che i residenti del centro attuino una raccolta differenziata se non hanno le idee chiare su dove conferire i vari materiali una volta separati. Non tutti sono disposti a dedicarsi ad una ” caccia al tesoro del cassonetto” o al gioco ” e questo dove lo metto?” solo perché nessuno ha ancora informato qual è la plastica da riciclare e quale no, cosa se ne fa dei vassoi in polistirolo che i nostri supermercati distribuiscono a profusione come se glieli regalassero (forse il consumatore non sa che è lui a pagarli, come anche le varie sportine di plastica con tanto di pubblicità), per non parlare poi dei contenitori in tetrapak sempre più utilizzati!
A settembre mio malgrado sarò costretta a tornare a Villafranca e ricomincerà la mia “odissea del rifiuto” e, chissà perché, pare che l’Amministrazione comunale non abbia nessuna intenzione di attuare il porta a porta nelle vie del centro nemmeno in futuro, forse per questioni “estetiche”.
E i cassonetti sono estetici? Al loro posto non sarebbero più utili delle belle rastrelliere per le biciclette?
Per la raccolta dei rifiuti differenziati nelle vie del centro più frequentate basterebbe fornire gli utenti di contenitori tutti uguali in cui conferire i rifiuti. Un conto è vedere dei sacchetti per la strada di notte, un altro dei contenitori ordinati ben posizionati di fianco all’ingresso o al passo carraio.
L’Amministrazione comunale e precisamente Lei, Assessore all’ecologia ha obiettato che il porta a porta in centro comporterebbe degli ingenti costi, ma la continua manutenzione di tutti i cassonetti grandi non costa molto di più? E il conferimento dei rifiuti in discarica non costa ancora di più soprattutto in termini di salute dei cittadini? E se qualcuno dovesse pensare all’incenerimento i costi allora diventerebbero insostenibili per il futuro dei nostri figli! Ma sembra che ai nostri figli i vari politici e amministratori si interessino solo quando sono fonte di disturbo e disagio, senza tener conto che alla loro formazione si devono interessare solo le loro famiglie anche se queste sono volutamente private dei mezzi per poterlo fare?! ma questa è un’altra storia.
Tornando alla nostra “immondizia” caro Assessore all’Ecologia di Villafranca noi cittadini vogliamo dare di più , vogliamo essere partecipi in prima persona contribuire a far risparmiare l’Amministrazione e a salvaguardare il nostro territorio, ma da soli non ce la possiamo fare.
Per favore la preghiamo ci dia la possibilità di poter differenziare correttamente i nostri rifiuti e scoraggi i commercianti in zona a utilizzare borsine di plastica e contenitori in polistirolo. Qualche piccolo sacrificio oggi, porterà sicuramente a dei vantaggi in futuro!

Una residente del centro che non vorrebbe essere costretta a lasciarlo per problemi di invivibilità.

Nadia Zulian

Discarica di Caluri: un progetto diverso si può fare!

12 agosto, 2009

discarica

E’ dal 31 Luglio 2008 che abbiamo scritto la nostra istanza al comuneil 19 Maggio 2009 è stata approvata la VIA per la discarica di Caluri e sono proprio convinto che stiamo andando verso la direzione sbagliata, compromettendo per sempre una zona già provata dalla situazione passata, senza contare la falda sottostante. Oggi ho dato un’occhiata ai BUR in regione e l’amarezza è tanta, vedendo che fin’ora non si è potuto fare ciò che in altri comuni sta diventando realtà. Sto parlando del recupero ambientale che è stato progettato per il comune di Ponte San Nicolò di Padova, dove si è ben pensato di costruire sulla ex discarica un parco fotovoltaico da 1MWp di potenza da installare su circa 2 ettari di terreno ampliabile fino a circa 3MWp, la cui VIA è stata approvata proprio oggi.

Questi sono i principali vantaggi che mi vedono concorde, riportati sul sito di Legambiente Padova dall’assessore all’ambiente di Ponte San Nicolò Roberto Marchioro che ha proposto il progetto:

  • si produce energia pulita, evitando l’uso di risorse non rinnovabili
  • si trasforma un territorio comunque compromesso valorizzandolo in termini ambientali
  • non si occupa del territorio produttivo ma si converte un luogo di occultamento e spreco di risorse ad occasione di riscatto energetico
  • si inizia a mettere la parola fine non solo all’attività di discarica ma anche all’idea, mai accantonata da qualcuno, che questa discarica possa continuare all’infinito (magari sopperendo alla non volontà di spingere ancor di più sulla raccolta differenziata)

La domanda sorge spontanea, perchè a Villafranca un progetto cosi non si è potuto fare? Perchè la regione può decidere di ampliare la discarica di Caluri mentre può creare un parco fotovoltaico per Ponte San Nicolò? Perchè il comune di Villafranca nonostante la netta posizione contraria e il voluto ricorso non ha mai avanzato una contro proposta al progetto della Rope?

Qui il progetto di VIA.

Simone Bernabè

Incentiviamo l’uso dei pannolini lavabili per i nostri bimbi: un grosso risparmio per la famiglia e per tutta la comunità!

3 agosto, 2009

pannolino

“La nostra esperienza nell’uso dei pannolini lavabili”

Siamo una coppia di neogenitori di Villafranca di Verona, divenuti papà e mamma a giugno di quest’anno.

Abbiamo deciso da subito di adottare l’uso dei pannolini lavabili per il nostro bimbo; ne siamo venuti a conoscenza durante la gravidanza all’interno del meetup del nostro gruppo e visitando il sito dei Comuni Virtuosi d’Italia, per poi approfondirne materia durante il corso pre parto organizzato dal Consultorio famigliare di Villafranca di Verona.

Il sistema è semplice, si ritorna ai vecchi tempi con un po’ di tecnologia in più:una volta si utilizzavano mutandine impermeabili con triangolini di cotone ora le mutandine sono in micro fibra con inserti assorbenti in spugna di cotone.

Questo sistema “della nonna” non è però pubblicizzato le informazioni sono divulgate su internet in siti e forum per le mamme dove ci si scambiano le esperienze.

Digitando “pannolini lavabili” sul motore di ricerca ci si apre un mondo infinito di soluzioni e alternative, più o meno pratiche e apparentemente dispendiose di denaro ed energia ma non è così, il sistema è assolutamente semplice, economico e da ultimo ma non meno importante, salvaguardia la salute dei bambini.

In generale i pannolini lavabili si dividono in “Poket” formati da una mutandina in micro fibra nella quale si interiscono gli inserti assorbenti in spugna di cotone e i “Tutto in uno” che hanno gli inserti già cuciti nella mutandina e che quindi assomigliano in tutto e per tutto a quelli usa e getta. Ci sono modelli a taglia unica con bottoncini e strap in velcro che si adattano al bambino dai 3 ai 13 chiligrammi e modelli di taglie diverse a seconda della grandezza dei bambini.

Tra il sederino ed il pannolino si dovrà inserire un foglio di carta tessuto biodegradabile che raccoglierà la cacca e che andrà gettato nel water ad ogni cambio. Il pannolino e gli inserti invece non si buttano nel cestino ma si lavano comodamente in lavatrice a 60 gradi usando solo pochissimo detersivo e un pochino di aceto o di bicarbonato. L’importante è non usare ammorbidenti o additivi che non servono assolutamente e che rovinano i tessuti. Le mutandine, essendo in tessuto tecnico escono dal lavaggio che sono praticamente asciutte, gli inserti invece impiegano un pochino più di tempo ad asciugare ma si possono mettere tranquillamente in asciugatrice oppure, d’inverno, sopra i termosifoni senza che si rovinino.

Con un kit iniziale di circa 15 pannolini lavabili a taglia unica, per una spesa iniziale di circa 300 euro, non si dovrà più pensare alla spesa per i pannolini fino ai 2 anni del bambino. La spesa media totale dei pannolini usa e getta è di circa 1500,00 euro quindi il risparmio è notevolissimo, non bisogna quindi spaventarsi della spesa iniziale dei pannolini lavabili che viene ammortizzata in brevissimo tempo.

Con i pannolini lavabili si salvaguardia la salute dei nostri bambini che non hanno sulla pelle strati di plastica e gel ricavati della lavorazione del petrolio che assorbono pipì e cacca dei nostri piccoli ma che non lasciano traspirare la pelle, ma tessuti di cotone che sono naturali, non arrossano ed irritano il sederino delicato dei nostri cuccioli. Il vero controsenso nel consumo dei pannolini usa e getta che promettono bambini asciutti e felici è il fatto che nessuna mamma lascia il proprio bimbo sporco per tante ore, e quindi non ha senso acquistare pannolini super assorbenti che vengono cambiati in media ogni 3 ore soprattutto nei primi mesi di vita dei nostri piccoli.

Il bambino percepisce il senso di bagnato con i pannolini lavabili e mediamente riesce ad abituarsi prima al vasino.

Un altro vantaggio è la salvaguardia dell’ambiente:i pannolini usa e getta sono rifiuti che non possono essere smaltiti essendo formati da tessuti di plastica uniti a sostanze organiche.

Per questo motivo soprattutto ma anche per quelli sopra elencati ci chiediamo il motivo per cui questi prodotti non vengano pubblicizzati a livello nazionale e perchè non venga incentivato il loro utilizzo da parte delle amministrazioni comunali con buoni spesa per il loro acquisto o la loro adozione negli asili nido del comune. In molti comuni virtuosi questa politica viene già adottata e promossa ma nel nostro e in moltissimi altri paesi nulla si fa per aiutare ed incentivare le famiglie che vogliono adottare questo sistema che protegge la salute del bambino, dell’ambiente e del portafoglio!

La nostra esperienza è positiva e ci sentiamo di consigliarne l’uso alle neomamme e papà.

Vi lasciamo alcuni link utili per le informazioni e l’acquisto dei pannolini:

http://www.babymio.it

http://portale.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=14497

http://www.comunivirtuosi.org/index.php/progetti-realizzati/75-i-pannolini-lavabili-di-maserada-sul-piave

Corrado, Francesca ed il piccolo Davide


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